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FILLEA: SICURBAU. DOPO LO SCIOPERO, NIENTE LAVORO

FILLEA: SICURBAU. DOPO LO SCIOPERO, NIENTE LAVORO

Lavoratori “puniti” per le loro denunce: sbarrato l’accesso al cantiere dopo lo sciopero
FILLEA CGIL FILCA CISL FENEAL UIL PALERMO COMUNICATO STAMPA “NEGATO IL LAVORO DOPO LO SCIOPERO. LAVORATORI PUNITI PER AVERE DENUNCIATO IRREGOLARITA’ CONTRATTUALI E SUL FRONTE SICUREZZA”. I SINDACATI DIFFIDANO L’AZIENDA SICURBAU E CHIEDONO L’INTERVENTO DEL PREFETTO Palermo 1 luglio 2015 – Negato il lavoro dopo lo sciopero. Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno inviato oggi una lettera di diffida al Sicurbau per avere “immotivatamente e illegittimamente” comunicato a un gruppo di lavoratori, che il 29 giugno hanno partecipato uno sciopero di due ore in cantiere, il divieto di riprendere l’attività lavorativa. “Per coloro che hanno partecipato allo sciopero, l’azienda non garantisce più il lavoro”: queste le parole dette ieri a una quindicina di lavoratori, i più attivi nell’organizzazione dello sciopero, dal responsabile della direzione lavori della Sicurbau, azienda capofila per conto di Rfi impegnata nei lavori di ammodernamento sulla strada ferrata Palermo-Agrigento, in particolare nella costruzione della galleria “Lercara”, nel tratto Castronovo di Sicilia. Le stesse parole sono state ripetute oggi, al secondo tentativo di rientro in cantiere. Tra i lavoratori ai quali sono state sbarrate le porte, due rappresentanti sindacali della Fillea e della Filca. Fillea, Filca e Feneal stigmatizzano il comportamento della direzione e diffidano l’azienda nel perpetrare tale “comportamento, palesemente anti sindacale”. “Vi intimiamo a fare riprendere immediatamente l’attività lavorativa ai lavoratori illegittimamente sospesi – dichiarano i segretari di Fillea, Filca, Feneal Francesco Pioastra, Dino Cirivello Angelo Gallo – Diversamente ci vedremo costretti ad assumere opportune iniziative sindacali ed eventualmente legali per reprimere e sanzionare la condotta antisindacale secondo quanto contemplato dall’art 28 della legge 300 del 70”. In una lettera al Perfetto, i sindacati degli edili eprimono profonda preoccupazione per quanto sta accadendo ai lavoratori dell’azienda Sicurbau e chiedono la convocazione urgente dell’azienda, “per evitare che la situazione degeneri”. “Da diverso tempo denunciamo irregolarità di legge e di contratto nonché il mancato rispetto delle norme di sicurezza all’interno della galleria – aggiungono i segretari di Fillea, Filca, Feneal Francesco Piastra, Dino Cirivello e Angelo Gallo – Le maestranze pur lavorando più di otto ore al giorno, ricevono una paga difforme, che non tiene conto delle ore svolte in regime di straordinario. Il lavoro si protrae oltre le otto ore e fino a 11 ore. Si sono registrati picchi in alcuni casi di 18 ore di lavoro consecutive”. Lavoratori di primo livello pagati circa 2 euro in meno rispetto alla soglia contrattuale, buste paga pura formalità, con importi non corrispondenti al lavoro svolto. I sindacati hanno fatto queste denunce senza mai aver ricevuto riscontro da parte degli organi ispettivi e dall’ente committente. E nei giorni scorsi hanno proclamato lo stato di agitazione e indetto lo sciopero per protestare contro la decisione dell’azienda di non erogare la mensilità di maggio, in risposta alla proclamazione dello stato di agitazione. All’indomani dello svolgimento dello sciopero, una parte dei lavoratori non è stata ammessa al lavoro. “È inaccettabile tale condizione, che ci riporta indietro nel tempo del latifondo dove comandavano i campieri e i mafiosi – scrivono Francesco Piastra, Dino Cirivello e Angelo Gallo – I lavoratori hanno scioperato legittimamente secondo i dettami della Costituzione. E in questi mesi hanno fornito elementi oggettivi alle organizzazioni sindacali, per denunciare le gravi inadempienze aziendali. Non solo hanno visto cadere nel nulla le denunce, ma hanno subito un atto di discriminazione, vedendosi negati addirittura il lavoro. Tutto questo si verifica in un appalto pubblico. I lavoratori sono sfiduciati e arrabbiati. Quando è accaduto è un monito anche per gli altri lavoratori. Chi protesta e chi denuncia viene punito”.

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